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Presentazione della Risoluzione Europea del Consiglio Regionale.

20 Apr 2026

Presentazione della Risoluzione Europea del Consiglio Regionale.

La Sessione Europea 2026 del Consiglio Regionale si presenta come un momento
cruciale per le politiche di Regione Lombardia per due ragioni fondamentali: la situazione
internazionale sempre più caotica e incerta, che pone grandi sfide a tutte le Nazioni e le
Regioni dell’UE, e le decisioni sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale 2028/2034, che
verrà sottoposto al voto nella sessione plenaria del Parlamento Europeo del 19/21 maggio
prossimi, e che presenta gravi criticità da tempo sottolineate, in numerose occasioni ed in
modo unanime, non solo da Regione Lombardia, ma da tutte le Regioni italiane ed
europee.
Auspichiamo quindi che questa Risoluzione possa incontrare la più ampia condivisione da
parte di tutti i gruppi politici del Consiglio Regionale.
Il testo prende innanzitutto in esame il Programma di lavoro della Commissione Europea
2026, cogliendone gli spunti positivi, in particolare quelli riguardanti la competitività, la
semplificazione normativa, l’innovazione e le politiche sociali, ma nello stesso tempo
indica la necessità di un’iniziativa più ampia ed incisiva su alcuni aspetti fondamentali di
questi stessi ambiti.
La cornice entro cui si colloca la Risoluzione è la considerazione preliminare che le future
competizioni globali si giocheranno sulla capacità tecno-industriale, sulla sovranità
energetica e sull’innovazione: vincere queste sfide è decisivo per difendere ed accrescere
la prosperità delle Nazioni dell’Ue e, di conseguenza, per la stessa legittimazione del
progetto dell’Unione Europea.
Una delle priorità identificate dalla Risoluzione è il completamento dell’Unione del
risparmio e degli investimenti, per giungere ad avere un mercato dei capitali pienamente
integrato ed efficiente, che è la condizione irrinunciabile per rafforzare l’attrattività del
mercato europeo nei confronti dei capitali privati, coinvolgendoli nella realizzazione di
investimenti strategici comuni, per sostenere l’accesso al credito e per tutelare il sistema
bancario e le casse di risparmio locali. Avere un mercato dei capitali senza barriere interne
può fornire un impulso decisivo al finanziamento del sistema produttivo europeo. Il
“Rapporto Letta” sul mercato interno della UE ci ha ricordato, fra le altre cose, come ogni
anno circa 300 miliardi lasciano l’Europa per essere investiti negli Stati Uniti.
È necessario inoltre definire un’agenda europea per la competitività, la semplificazione
burocratica e il mercato unico, come auspicato da Italia, Germania e Belgio, per fornire
alla Commissione Europea delle indicazioni chiare e coerenti.
Occorre promuovere una vera politica industriale europea orientata alla sovranità
tecnologia e produttiva, rafforzando con investimenti adeguati, finalizzati in modo
particolare all’innovazione, le filiere industriali continentali e sostenendo i settori produttivi
strategici della manifattura avanzata, dell’automotive, della chimica, della siderurgia,
dell’aerospazio e delle tecnologie digitali.

È poi urgente approfondire ed accelerare il processo di semplificazione normativa,
timidamente avviato dalla Commissione Europea con i primi provvedimenti Omnibus,
chiarendo allo stesso tempo i rapporti fra la legislazione europea e le normative nazionali
e regionali, al fine di evitare il rischio paradossale che la semplificazione si traduca in una
maggiore complessità nella sua fase applicativa. Nella nuova produzione legislativa
devono essere posti al centro dell’attenzione i costi economici che le imprese dovranno
sostenere per rispettare i nuovi obblighi normativi.
Le valutazioni di impatto devono divenire lo strumento fondamentale di verifica per
valutare l’adeguatezza e l’efficacia degli interventi legislativi. I due aspetti, strettamente
connessi fra loro, della misurazione del valore degli investimenti e dell’interoperabilità
nell’utilizzo delle risorse sono i requisiti fondamentali di un’autentica ed efficace
semplificazione.
È inoltre improrogabile un ulteriore sforzo di alleggerimento riguardante le normative che
regolano la sostenibilità ambientale, al fine di ridurre drasticamente i costi e gli
adempimenti burocratici di cui le nostre imprese si devono fare carico. Non è possibile
pensare di promuovere la competitività del tessuto produttivo europeo senza una drastica
riduzione degli oneri che le nostre imprese devono sostenere rispetto ai nostri maggiori
competitori sui mercati mondiali.
Le nostre micro e PMI, che rappresentano il cuore del tessuto produttivo lombardo e
italiano devono essere sostenute nei loro processi di innovazione e di crescita attraverso
norme semplici e regole facilmente applicabili, conformi al principio dello Small Business
Act.
Tornando al tema della competitività, la Risoluzione afferma con chiarezza che il
“Pacchetto Automotive” presentato dalla Commissione è assolutamente insufficiente.
L’emendamento sul regolamento dei veicoli pesanti va nella direzione giusta, mentre le
modifiche proposte per le emissioni di CO2 per le auto e i veicoli leggeri sono del tutto
inadeguate. Rimettere formalmente in discussione l’obiettivo del 100% elettrico per il 2035
non significa nulla se poi si continuano a chiudere le porte ai carburanti alternativi, ai
biocarburanti, alle soluzioni ibride. Il principio della neutralità tecnologica è l’unico
approccio sensato per un settore in continua evoluzione.
Più in generale, va difesa e preservata l’industria manifatturiera, i settori energivori,
l’automotive, la siderurgia, la chimica e tutti i settori “hard to abate”. La transizione
energetica deve essere un’occasione di crescita, di innovazione e di sviluppo e non la
causa della desertificazione industriale. Il principio guida deve essere sempre la
conciliazione fra sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Del resto, il rafforzamento dell’”economia sociale di mercato” come modello di sviluppo di
cui le Nazioni dell’UE vanno giustamente fiere, e che ha da sempre la finalità di conciliare
sviluppo economico e giustizia sociale, non può essere realmente promosso senza
equilibrio fra crescita economica, coesione sociale e sviluppo sostenibile. Un obiettivo che
richiede la partecipazione attiva dei cittadini ed un confronto continuo e proficuo fra
Istituzioni, imprenditori, organizzazioni sindacali e società civile.

Un’altra questione decisiva per la competitività del sistema produttivo europeo, e per lo
stesso tenore di vita dei cittadini, è quella dei costi dell’energia. È indispensabile e non più
rinviabile lo sviluppo di una vera e propria Unione europea dell’energia, che promuova la
sicurezza degli approvvigionamenti, la diversificazione delle fonti e il contenimento dei
costi. Gli alti costi dell’energia sono fra gli elementi più penalizzanti per le imprese europee
rispetto ai nostri competitori sui mercati globali.
Sulla questione energetica la Risoluzione richiede anche di procedere con urgenza alla già
prevista revisione del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) per ridurre la
volatilità del prezzo del carbonio e attenuare il suo impatto sui prezzi dell’energia elettrica.
Va inoltre drasticamente circoscritta la finanziarizzazione del mercato delle ETS,
limitandone la partecipazione ai soggetti industriali e alle utilities, al fine di contrastare gli
effetti speculativi che incidono direttamente sui costi delle bollette energetiche per famiglie
ed imprese.
Uno degli elementi che meritano di essere maggiormente valorizzati nel Programma di
lavoro 2026 sono sicuramente le misure previste per affrontare il costo della vita e la crisi
abitativa. Un tema nuovo per l’Ue, che non era mai stato messo all’ordine del giorno. In
particolare, la Risoluzione sottolinea l’importanza di valorizzare gli interventi nel settore
dell’Housing sociale e dell’Housing a prezzi accessibili (Affordable Housing). Un tema sul
quale Regione Lombardia è già intervenuta in modo significativo destinando 96 milioni di
euro alla realizzazione di programmi di “Housing a prezzi accessibili”, attraverso la
riprogrammazione di 48 milioni sul Fesr 2021/2027 e 48 milioni sul Fondo Sviluppo e
Coesione. Fra i destinatari degli alloggi a canone calmierato questa iniziativa di Regione
Lombardia prevede anche i lavoratori dipendenti di impresa, nell’ambito di piani di welfare
aziendale. Un aspetto che richiama l’impegno per i posti di lavoro di qualità previsto dal
Quality Jobs Act, in corso di definizione da parte della Commissione Europea.
Sul tema dell’immigrazione la Risoluzione si muove in due direzioni, complementari l’una
all’altra. Da una parte viene richiesta una pronta attuazione dei nuovi regolamenti sul
concetto di “Paese terzo sicuro” e sulla lista UE dei “Paesi terzi sicuri”, e una rapida ed
efficace applicazione del “Regolamento sui rimpatri”, approvato la settimana scorsa dal
Parlamento Europeo. Dall’altra, si sostiene l’attuazione di un nuovo modello di partenariato
con i paesi africani implementando il Global Gateway UE, in sinergia con il piano Mattei
per l’Africa, per creare opportunità di sviluppo economico nelle Nazioni africane e
realizzare efficaci programmi di formazione professionale, premesse indispensabili per
regolarizzare i flussi migratori.
L’esigenza di un rafforzamento della difesa non può essere trascurata o sottovalutata in un
momento in cui la situazione internazionale ci mette di fronte ad una proliferazione
drammatica dei conflitti e alla frammentazione e all’instabilità delle relazioni internazionali.
Affrontare il tema della difesa comune europea richiede però una premessa geopolitica
ineludibile. Non vi è dubbio che le Nazioni dell’Ue hanno delle priorità per la propria difesa,
almeno parzialmente, diverse. Ad esempio, le potenziali minacce che devono fronteggiare
le Nazioni dell’Europa dell’Est non sono le stesse con cui prioritariamente si confrontano le
Nazioni del Sud Europa. Qualsiasi progetto di Difesa Comune Europea deve perciò avere

come presupposto necessario una chiara condivisione delle linee fondamentali di politica
estera, che tenga conto delle specifiche esigenze di sicurezza e degli interessi di tutte le
Nazioni dell’Ue.
Coerentemente con questo presupposto, la Risoluzione sottolinea la necessità di un
approccio olistico nei progetti di difesa comune, che comprenda la protezione dei confini,
la cybersicurezza e la difesa dei domini strategici come i fondali marini e lo spazio. Si
auspica la cooperazione fra le maggiori industrie europee della difesa, con una particolare
attenzione alla creazione ed alla sperimentazione di strumenti a duplice uso, militare e
civile. Tuttavia, lo sviluppo graduale di un modello “made in Europe” non deve avvenire a
scapito delle PMI della difesa, particolarmente presenti in Lombardia.
La Risoluzione sollecita anche le Nazioni della UE a svolgere un ruolo più attivo nelle
trattative per giungere ad un accordo di pace che ponga fine alla guerra russo-ucraina. In
particolare, riteniamo che la proposta del Governo italiano di estendere all’Ucraina le
stesse garanzie previste dall’Art. 5 del Patto Atlantico sia una garanzia di sicurezza solida
e rassicurante per l’Ucraina, e possa essere una condizione accettabile anche per la
Federazione Russa, a differenza della presenza diretta di truppe di Nazioni appartenenti
alla Nato sul territorio ucraino.
Veniamo quindi al punto più critico che, come Consiglio Regionale, ci tocca più
direttamente: la proposta sul Quadro Finanziario Pluriennale 2028/2034 e sui Piani di
Partenariato Nazionale e Regionale. Qui il giudizio della Risoluzione è netto e senza
compromessi: questa proposta va in una direzione radicalmente sbagliata, sia per quanto
riguarda l’architettura che prefigura, sia per quanto riguarda l’entità delle risorse.
Centralizzare le risorse, svuotare il ruolo delle Regioni, ridurre i fondi per la Politiche di
Coesione e per la Pac, accorpandole nei Piani di Partenariato Nazionale e Regionale,
trasformare la gestione concorrente in gestione statale centralizzata non significa
semplificare, né tantomeno riformare l’UE, significa smantellate vent’anni di conquiste e di
successi del regionalismo europeo e rinnegare il principio di sussidiarietà.
I numeri sono impietosi. I Fondi per la Coesione scendono dal 30% al 22%, quelli per la
Pac dal 30% al 15%. Complessivamente dunque queste risorse, che hanno storicamente
costituito i due pilastri dell’azione europea, assorbendo il 65% del bilancio complessivo,
scendono a meno del 40%. Per Regione Lombardia si prospetta, rispetto agli 3,5 miliardi
di euro del Piano Pluriennale 2021/2027, una perdita fino a un miliardo di euro, risorse
indispensabili che non arriveranno ai nostri territori, alle nostre imprese, alle nostre
comunità. Per questo la Risoluzione ne chiede con forza il ripristino secondo una
percentuale almeno pari a quella attualmente prevista dal Piano 2021/2027.
Più in generale, si sottolinea la necessità di un significativo incremento delle risorse
destinate al bilancio 2028/2034. I circa 2.000 miliardi previsti in 7 anni rappresentano in
percentuale l’1,26% del PIL dell’UE, che fra l’altro, considerando la quota destinata al
rimborso dei prestiti per il Next Generation Eu, scende al 1,15%. Si tratta di risorse irrisorie
rispetto a quelle, incomparabilmente superiori, messe in campo dai nostri concorrenti sui
mercati internazionali. Il richiamo al “Rapporto Draghi” sulla competitività europea diventa

un puro esercizio retorico se poi l’entità degli investimenti previsti dal bilancio dell’UE
risultano essere meno di un decimo degli 800 miliardi annui che il “Rapporto” ha indicato
come risorse necessarie per colmare il divario di produttività, innovazione e sviluppo con i
nostri maggiori competitori globali, gli Stati Uniti e la Cina.
Per quanto riguarda l’architettura della governance proposta nei Piani di Partenariato
Nazionali e Regionali, la Risoluzione ribadisce la necessità che le politiche europee, in
particolare quelle riguardanti gli strumenti finanziari del prossimo ciclo di programmazione
2028/2034, garantisca alle Regioni un ruolo centrale nella programmazione e
nell’attuazione dei programmi finanziati dall’Ue e assicuri la loro partecipazione alla
definizione delle priorità strategiche e alla gestione operativa degli interventi, riconoscendo
e valorizzando la loro insostituibile capacità di indentificare i bisogni dei territori e di attuare
politiche di sviluppo mirate ed efficaci.
L’errore di fondo, politico e culturale, che sta dietro questo orientamento centralistico della
Commissione Europea è quello di contrapporre le politiche di coesione alle politiche per la
competitività. In realtà, come ha detto con grande chiarezza il Sottosegretario Cattaneo
nel corso della sua audizione in I Commissione, le risorse delle politiche di coesione,
soprattutto in regioni come la Lombardia, sono state utilizzate nel corso degli anni per
attuare efficaci politiche per la competitività, secondo il principio sussidiario che la
competitività si costruisce dal basso, a partire dei territori, non si cala dall’alto. Non sono
politiche centralistiche che garantiscono la competitività, ma è la capacità di ogni singolo
territorio di mettere in moto il proprio sviluppo.
Per perseguire efficacemente queste finalità assolutamente cruciali è necessario
sviluppare da subito un’iniziativa comune in sede di Conferenza delle Regioni,
un’interlocuzione continua con il Governo nazionale, una sinergia efficace ed incisiva con
le altre Regioni europee e un confronto diretto e serrato con la Commissione Europea e le
altre Istituzioni dell’UE.
Questa è la battaglia decisiva che Regione Lombardia deve combattere nei prossimi mesi
e su questo punto avere il sostegno della volontà unanime del Consiglio Regionale
sarebbe un punto di forza fondamentale.
Sul tema della nuova Politica Agricola Comune la Risoluzione, come ho già detto, esprime
innanzitutto la più ferma contrarietà ad ogni ipotesi di riduzione delle risorse, contesta
l’ipotesi del superamento della struttura a due pilastri, Fondi di Coesione e Pac, e riafferma
la centralità del ruolo delle Regioni nella programmazione e nell’attuazione delle politiche a
sostegno dell’agricoltura.
In particolare, la Risoluzione indica alcuni ambiti di intervento prioritari per sostenere i
nostri agricoltori e le nostre filiere agroalimentari: una radicale semplificazione legislativa, il
superamento delle normative che penalizzano il settore agricolo in nome di un ecologismo
fondamentalista ed ideologico, che fra l’altro spesso ignora i risultati conseguiti dallo
sviluppo tecnologico e dalla sperimentazioni scientifiche realizzate con successo dal
nostro settore agricolo che rendono obsolete molte delle normative più penalizzanti, e la
tutela della nostra produzione agricola rispetto alla concorrenza sleale dei prodotti

provenienti da Paesi extra-Ue, che praticano dumping sociale e ambientale e non
rispettano gli standard europei. Ogni accordo commerciale deve porre al centro il principio
di reciprocità.
È venuto il momento che l’UE comprenda come, nell’attuale contesto internazionale
segnato dall’instabilità e dall’incertezza, la tutela e lo sviluppo dell’agricoltura europea non
sia solo un tema di primo piano per la forza e la prosperità del sistema produttivo
comunitario, ma sia anche un aspetto strategico ed essenziale per la sicurezza stessa dei
popoli europei.
Questi sono in sintesi i punti più rilevanti presenti nella “Risoluzione concernete il
programma di lavoro 2026 della Commissione Europea”. Confidiamo che possano essere
una buona base a partire dalla quale ogni gruppo consiliare possa portare il proprio
contributo, e concludo rinnovando l’auspicio che si possa giungere ad una condivisione il
più ampia possibile di questa Risoluzione.

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La Sessione Europea 2026 del Consiglio Regionale si presenta come un momento
cruciale per le politiche di Regione Lombardia per due ragioni fondamentali: la situazione
internazionale sempre più caotica e incerta, che pone grandi sfide a tutte le Nazioni e le
Regioni dell’UE, e le decisioni sul nuovo Quadro Finanziario Pluriennale 2028/2034, che
verrà sottoposto al voto nella sessione plenaria del Parlamento Europeo del 19/21 maggio
prossimi, e che presenta gravi criticità da tempo sottolineate, in numerose occasioni ed in
modo unanime, non solo da Regione Lombardia, ma da tutte le Regioni italiane ed
europee.
Auspichiamo quindi che questa Risoluzione possa incontrare la più ampia condivisione da
parte di tutti i gruppi politici del Consiglio Regionale.
Il testo prende innanzitutto in esame il Programma di lavoro della Commissione Europea
2026, cogliendone gli spunti positivi, in particolare quelli riguardanti la competitività, la
semplificazione normativa, l’innovazione e le politiche sociali, ma nello stesso tempo
indica la necessità di un’iniziativa più ampia ed incisiva su alcuni aspetti fondamentali di
questi stessi ambiti.
La cornice entro cui si colloca la Risoluzione è la considerazione preliminare che le future
competizioni globali si giocheranno sulla capacità tecno-industriale, sulla sovranità
energetica e sull’innovazione: vincere queste sfide è decisivo per difendere ed accrescere
la prosperità delle Nazioni dell’Ue e, di conseguenza, per la stessa legittimazione del
progetto dell’Unione Europea.
Una delle priorità identificate dalla Risoluzione è il completamento dell’Unione del
risparmio e degli investimenti, per giungere ad avere un mercato dei capitali pienamente
integrato ed efficiente, che è la condizione irrinunciabile per rafforzare l’attrattività del
mercato europeo nei confronti dei capitali privati, coinvolgendoli nella realizzazione di
investimenti strategici comuni, per sostenere l’accesso al credito e per tutelare il sistema
bancario e le casse di risparmio locali. Avere un mercato dei capitali senza barriere interne
può fornire un impulso decisivo al finanziamento del sistema produttivo europeo. Il
“Rapporto Letta” sul mercato interno della UE ci ha ricordato, fra le altre cose, come ogni
anno circa 300 miliardi lasciano l’Europa per essere investiti negli Stati Uniti.
È necessario inoltre definire un’agenda europea per la competitività, la semplificazione
burocratica e il mercato unico, come auspicato da Italia, Germania e Belgio, per fornire
alla Commissione Europea delle indicazioni chiare e coerenti.
Occorre promuovere una vera politica industriale europea orientata alla sovranità
tecnologia e produttiva, rafforzando con investimenti adeguati, finalizzati in modo
particolare all’innovazione, le filiere industriali continentali e sostenendo i settori produttivi
strategici della manifattura avanzata, dell’automotive, della chimica, della siderurgia,
dell’aerospazio e delle tecnologie digitali.

È poi urgente approfondire ed accelerare il processo di semplificazione normativa,
timidamente avviato dalla Commissione Europea con i primi provvedimenti Omnibus,
chiarendo allo stesso tempo i rapporti fra la legislazione europea e le normative nazionali
e regionali, al fine di evitare il rischio paradossale che la semplificazione si traduca in una
maggiore complessità nella sua fase applicativa. Nella nuova produzione legislativa
devono essere posti al centro dell’attenzione i costi economici che le imprese dovranno
sostenere per rispettare i nuovi obblighi normativi.
Le valutazioni di impatto devono divenire lo strumento fondamentale di verifica per
valutare l’adeguatezza e l’efficacia degli interventi legislativi. I due aspetti, strettamente
connessi fra loro, della misurazione del valore degli investimenti e dell’interoperabilità
nell’utilizzo delle risorse sono i requisiti fondamentali di un’autentica ed efficace
semplificazione.
È inoltre improrogabile un ulteriore sforzo di alleggerimento riguardante le normative che
regolano la sostenibilità ambientale, al fine di ridurre drasticamente i costi e gli
adempimenti burocratici di cui le nostre imprese si devono fare carico. Non è possibile
pensare di promuovere la competitività del tessuto produttivo europeo senza una drastica
riduzione degli oneri che le nostre imprese devono sostenere rispetto ai nostri maggiori
competitori sui mercati mondiali.
Le nostre micro e PMI, che rappresentano il cuore del tessuto produttivo lombardo e
italiano devono essere sostenute nei loro processi di innovazione e di crescita attraverso
norme semplici e regole facilmente applicabili, conformi al principio dello Small Business
Act.
Tornando al tema della competitività, la Risoluzione afferma con chiarezza che il
“Pacchetto Automotive” presentato dalla Commissione è assolutamente insufficiente.
L’emendamento sul regolamento dei veicoli pesanti va nella direzione giusta, mentre le
modifiche proposte per le emissioni di CO2 per le auto e i veicoli leggeri sono del tutto
inadeguate. Rimettere formalmente in discussione l’obiettivo del 100% elettrico per il 2035
non significa nulla se poi si continuano a chiudere le porte ai carburanti alternativi, ai
biocarburanti, alle soluzioni ibride. Il principio della neutralità tecnologica è l’unico
approccio sensato per un settore in continua evoluzione.
Più in generale, va difesa e preservata l’industria manifatturiera, i settori energivori,
l’automotive, la siderurgia, la chimica e tutti i settori “hard to abate”. La transizione
energetica deve essere un’occasione di crescita, di innovazione e di sviluppo e non la
causa della desertificazione industriale. Il principio guida deve essere sempre la
conciliazione fra sostenibilità ambientale, economica e sociale.
Del resto, il rafforzamento dell’”economia sociale di mercato” come modello di sviluppo di
cui le Nazioni dell’UE vanno giustamente fiere, e che ha da sempre la finalità di conciliare
sviluppo economico e giustizia sociale, non può essere realmente promosso senza
equilibrio fra crescita economica, coesione sociale e sviluppo sostenibile. Un obiettivo che
richiede la partecipazione attiva dei cittadini ed un confronto continuo e proficuo fra
Istituzioni, imprenditori, organizzazioni sindacali e società civile.

Un’altra questione decisiva per la competitività del sistema produttivo europeo, e per lo
stesso tenore di vita dei cittadini, è quella dei costi dell’energia. È indispensabile e non più
rinviabile lo sviluppo di una vera e propria Unione europea dell’energia, che promuova la
sicurezza degli approvvigionamenti, la diversificazione delle fonti e il contenimento dei
costi. Gli alti costi dell’energia sono fra gli elementi più penalizzanti per le imprese europee
rispetto ai nostri competitori sui mercati globali.
Sulla questione energetica la Risoluzione richiede anche di procedere con urgenza alla già
prevista revisione del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) per ridurre la
volatilità del prezzo del carbonio e attenuare il suo impatto sui prezzi dell’energia elettrica.
Va inoltre drasticamente circoscritta la finanziarizzazione del mercato delle ETS,
limitandone la partecipazione ai soggetti industriali e alle utilities, al fine di contrastare gli
effetti speculativi che incidono direttamente sui costi delle bollette energetiche per famiglie
ed imprese.
Uno degli elementi che meritano di essere maggiormente valorizzati nel Programma di
lavoro 2026 sono sicuramente le misure previste per affrontare il costo della vita e la crisi
abitativa. Un tema nuovo per l’Ue, che non era mai stato messo all’ordine del giorno. In
particolare, la Risoluzione sottolinea l’importanza di valorizzare gli interventi nel settore
dell’Housing sociale e dell’Housing a prezzi accessibili (Affordable Housing). Un tema sul
quale Regione Lombardia è già intervenuta in modo significativo destinando 96 milioni di
euro alla realizzazione di programmi di “Housing a prezzi accessibili”, attraverso la
riprogrammazione di 48 milioni sul Fesr 2021/2027 e 48 milioni sul Fondo Sviluppo e
Coesione. Fra i destinatari degli alloggi a canone calmierato questa iniziativa di Regione
Lombardia prevede anche i lavoratori dipendenti di impresa, nell’ambito di piani di welfare
aziendale. Un aspetto che richiama l’impegno per i posti di lavoro di qualità previsto dal
Quality Jobs Act, in corso di definizione da parte della Commissione Europea.
Sul tema dell’immigrazione la Risoluzione si muove in due direzioni, complementari l’una
all’altra. Da una parte viene richiesta una pronta attuazione dei nuovi regolamenti sul
concetto di “Paese terzo sicuro” e sulla lista UE dei “Paesi terzi sicuri”, e una rapida ed
efficace applicazione del “Regolamento sui rimpatri”, approvato la settimana scorsa dal
Parlamento Europeo. Dall’altra, si sostiene l’attuazione di un nuovo modello di partenariato
con i paesi africani implementando il Global Gateway UE, in sinergia con il piano Mattei
per l’Africa, per creare opportunità di sviluppo economico nelle Nazioni africane e
realizzare efficaci programmi di formazione professionale, premesse indispensabili per
regolarizzare i flussi migratori.
L’esigenza di un rafforzamento della difesa non può essere trascurata o sottovalutata in un
momento in cui la situazione internazionale ci mette di fronte ad una proliferazione
drammatica dei conflitti e alla frammentazione e all’instabilità delle relazioni internazionali.
Affrontare il tema della difesa comune europea richiede però una premessa geopolitica
ineludibile. Non vi è dubbio che le Nazioni dell’Ue hanno delle priorità per la propria difesa,
almeno parzialmente, diverse. Ad esempio, le potenziali minacce che devono fronteggiare
le Nazioni dell’Europa dell’Est non sono le stesse con cui prioritariamente si confrontano le
Nazioni del Sud Europa. Qualsiasi progetto di Difesa Comune Europea deve perciò avere

come presupposto necessario una chiara condivisione delle linee fondamentali di politica
estera, che tenga conto delle specifiche esigenze di sicurezza e degli interessi di tutte le
Nazioni dell’Ue.
Coerentemente con questo presupposto, la Risoluzione sottolinea la necessità di un
approccio olistico nei progetti di difesa comune, che comprenda la protezione dei confini,
la cybersicurezza e la difesa dei domini strategici come i fondali marini e lo spazio. Si
auspica la cooperazione fra le maggiori industrie europee della difesa, con una particolare
attenzione alla creazione ed alla sperimentazione di strumenti a duplice uso, militare e
civile. Tuttavia, lo sviluppo graduale di un modello “made in Europe” non deve avvenire a
scapito delle PMI della difesa, particolarmente presenti in Lombardia.
La Risoluzione sollecita anche le Nazioni della UE a svolgere un ruolo più attivo nelle
trattative per giungere ad un accordo di pace che ponga fine alla guerra russo-ucraina. In
particolare, riteniamo che la proposta del Governo italiano di estendere all’Ucraina le
stesse garanzie previste dall’Art. 5 del Patto Atlantico sia una garanzia di sicurezza solida
e rassicurante per l’Ucraina, e possa essere una condizione accettabile anche per la
Federazione Russa, a differenza della presenza diretta di truppe di Nazioni appartenenti
alla Nato sul territorio ucraino.
Veniamo quindi al punto più critico che, come Consiglio Regionale, ci tocca più
direttamente: la proposta sul Quadro Finanziario Pluriennale 2028/2034 e sui Piani di
Partenariato Nazionale e Regionale. Qui il giudizio della Risoluzione è netto e senza
compromessi: questa proposta va in una direzione radicalmente sbagliata, sia per quanto
riguarda l’architettura che prefigura, sia per quanto riguarda l’entità delle risorse.
Centralizzare le risorse, svuotare il ruolo delle Regioni, ridurre i fondi per la Politiche di
Coesione e per la Pac, accorpandole nei Piani di Partenariato Nazionale e Regionale,
trasformare la gestione concorrente in gestione statale centralizzata non significa
semplificare, né tantomeno riformare l’UE, significa smantellate vent’anni di conquiste e di
successi del regionalismo europeo e rinnegare il principio di sussidiarietà.
I numeri sono impietosi. I Fondi per la Coesione scendono dal 30% al 22%, quelli per la
Pac dal 30% al 15%. Complessivamente dunque queste risorse, che hanno storicamente
costituito i due pilastri dell’azione europea, assorbendo il 65% del bilancio complessivo,
scendono a meno del 40%. Per Regione Lombardia si prospetta, rispetto agli 3,5 miliardi
di euro del Piano Pluriennale 2021/2027, una perdita fino a un miliardo di euro, risorse
indispensabili che non arriveranno ai nostri territori, alle nostre imprese, alle nostre
comunità. Per questo la Risoluzione ne chiede con forza il ripristino secondo una
percentuale almeno pari a quella attualmente prevista dal Piano 2021/2027.

Più in generale, si sottolinea la necessità di un significativo incremento delle risorse
destinate al bilancio 2028/2034. I circa 2.000 miliardi previsti in 7 anni rappresentano in
percentuale l’1,26% del PIL dell’UE, che fra l’altro, considerando la quota destinata al
rimborso dei prestiti per il Next Generation Eu, scende al 1,15%. Si tratta di risorse irrisorie
rispetto a quelle, incomparabilmente superiori, messe in campo dai nostri concorrenti sui
mercati internazionali. Il richiamo al “Rapporto Draghi” sulla competitività europea diventa

un puro esercizio retorico se poi l’entità degli investimenti previsti dal bilancio dell’UE
risultano essere meno di un decimo degli 800 miliardi annui che il “Rapporto” ha indicato
come risorse necessarie per colmare il divario di produttività, innovazione e sviluppo con i
nostri maggiori competitori globali, gli Stati Uniti e la Cina.
Per quanto riguarda l’architettura della governance proposta nei Piani di Partenariato
Nazionali e Regionali, la Risoluzione ribadisce la necessità che le politiche europee, in
particolare quelle riguardanti gli strumenti finanziari del prossimo ciclo di programmazione
2028/2034, garantisca alle Regioni un ruolo centrale nella programmazione e
nell’attuazione dei programmi finanziati dall’Ue e assicuri la loro partecipazione alla
definizione delle priorità strategiche e alla gestione operativa degli interventi, riconoscendo
e valorizzando la loro insostituibile capacità di indentificare i bisogni dei territori e di attuare
politiche di sviluppo mirate ed efficaci.
L’errore di fondo, politico e culturale, che sta dietro questo orientamento centralistico della
Commissione Europea è quello di contrapporre le politiche di coesione alle politiche per la
competitività. In realtà, come ha detto con grande chiarezza il Sottosegretario Cattaneo
nel corso della sua audizione in I Commissione, le risorse delle politiche di coesione,
soprattutto in regioni come la Lombardia, sono state utilizzate nel corso degli anni per
attuare efficaci politiche per la competitività, secondo il principio sussidiario che la
competitività si costruisce dal basso, a partire dei territori, non si cala dall’alto. Non sono
politiche centralistiche che garantiscono la competitività, ma è la capacità di ogni singolo
territorio di mettere in moto il proprio sviluppo.
Per perseguire efficacemente queste finalità assolutamente cruciali è necessario
sviluppare da subito un’iniziativa comune in sede di Conferenza delle Regioni,
un’interlocuzione continua con il Governo nazionale, una sinergia efficace ed incisiva con
le altre Regioni europee e un confronto diretto e serrato con la Commissione Europea e le
altre Istituzioni dell’UE.
Questa è la battaglia decisiva che Regione Lombardia deve combattere nei prossimi mesi
e su questo punto avere il sostegno della volontà unanime del Consiglio Regionale
sarebbe un punto di forza fondamentale.
Sul tema della nuova Politica Agricola Comune la Risoluzione, come ho già detto, esprime
innanzitutto la più ferma contrarietà ad ogni ipotesi di riduzione delle risorse, contesta
l’ipotesi del superamento della struttura a due pilastri, Fondi di Coesione e Pac, e riafferma
la centralità del ruolo delle Regioni nella programmazione e nell’attuazione delle politiche a
sostegno dell’agricoltura.
In particolare, la Risoluzione indica alcuni ambiti di intervento prioritari per sostenere i
nostri agricoltori e le nostre filiere agroalimentari: una radicale semplificazione legislativa, il
superamento delle normative che penalizzano il settore agricolo in nome di un ecologismo
fondamentalista ed ideologico, che fra l’altro spesso ignora i risultati conseguiti dallo
sviluppo tecnologico e dalla sperimentazioni scientifiche realizzate con successo dal
nostro settore agricolo che rendono obsolete molte delle normative più penalizzanti, e la
tutela della nostra produzione agricola rispetto alla concorrenza sleale dei prodotti

provenienti da Paesi extra-Ue, che praticano dumping sociale e ambientale e non
rispettano gli standard europei. Ogni accordo commerciale deve porre al centro il principio
di reciprocità.
È venuto il momento che l’UE comprenda come, nell’attuale contesto internazionale
segnato dall’instabilità e dall’incertezza, la tutela e lo sviluppo dell’agricoltura europea non
sia solo un tema di primo piano per la forza e la prosperità del sistema produttivo
comunitario, ma sia anche un aspetto strategico ed essenziale per la sicurezza stessa dei
popoli europei.
Questi sono in sintesi i punti più rilevanti presenti nella “Risoluzione concernete il
programma di lavoro 2026 della Commissione Europea”. Confidiamo che possano essere
una buona base a partire dalla quale ogni gruppo consiliare possa portare il proprio
contributo, e concludo rinnovando l’auspicio che si possa giungere ad una condivisione il
più ampia possibile di questa Risoluzione.